I 60 CFU nella Scuola Italiana: sicuri sia tutto rose e fiori?
Tra le più grandi novità che l’appena concluso 2024 ha portato all’interno del mondo scuola, quella dei 60 CFU obbligatori per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria è forse la più potente. Per qualsiasi classe di concorso, infatti, ora è obbligatorio dotarsi dei 60 CFU, anche per poter essere inseriti nella Prima Fascia delle GPS e partecipare ai futuri concorsi per l’assunzione a tempo indeterminato.
Una situazione molto particolare, che oltre a confermare il nuovo percorso fondamentale per gli aspiranti docenti, ha anche sollevato precise criticità.
In questo articolo, quindi, esploriamo insieme i 60 CFU, cercando di scoprire quello che da molti viene definito come un “inganno travestito da opportunità”.
Indice dei contenuti:
Cosa sono i 60 CFU e a cosa servono
I 60 Crediti Formativi Universitari (noti appunto come CFU) rappresentano il nuovo requisito obbligatorio per chi desidera abilitarsi all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Sono crediti formativi che devono essere acquisiti attraverso un percorso universitario specifico, che integra competenze teoriche e pratiche, comprese lezioni frontali e tirocini formativi.
Precedentemente, erano 24 i CFU utili all’abilitazione. Chi ha conseguito i 24 CFU entro il 2022, dovrà comunque integrarli con i 60 CFU, specie per l’inserimento all’interno delle GPS di seconda fascia e per la partecipazione ai concorsi.
Si tratta quindi di un’integrazione (o acquisizione) che tutti gli aspiranti docenti dovranno fare, seguendo i percorsi appositi.
I corsi da 60 CFU: reale opportunità o discriminazione?
Come anticipato, i 60 CFU possono essere ottenuti attraverso dei corsi pensati appositamente. I corsi in questione sono, di base, aperti a tutti senza troppe distinzioni, anche se i posti sono limitati e dipendenti dalle direttive delle Università. In genere, questi posti corrispondono a qualche decina per classe di concorso, andando quindi a limitare le opportunità per le migliaia di domande che arrivano.
Oltre a questo bisogna anche aggiungere una considerazione importante. Per l’attribuzione del posto nel corso da 60 CFU, infatti, ci sarà una selezione attiva eseguita sui titoli conseguiti dal candidato singolo.
Questa selezione andrà perciò a valutare soprattutto il voto di laurea, senza dimenticare eventuali master, dottorati e certificazioni linguistiche conseguite. Partendo proprio da questo elemento, possiamo concludere che ad accedere ai corsi da 60 CFU saranno solo i laureati con i voti più alti tra quelli che presenteranno domanda.
Questo meccanismo di selezione rischia di trasformare l’insegnamento in una professione riservata a una cerchia sempre più ristretta, andando a penalizzare chi non riesce a soddisfare questi criteri, spesso arbitrari e scollegati dalle reali esigenze della scuola. Un sistema basato solo sul merito accademico, senza considerare competenze trasversali e l’esperienza pratica, rischia di ampliare le disuguaglianze e di impoverire il panorama educativo.
I costi e l’impatto economico
Oltre al discorso legato quindi all’accesso ai corsi, esiste anche un’altra problematica di cui si parla davvero poco, ossia l’impatto economico dei corsi da 60 CFU. Per candidarsi ai corsi di ciascuna classe di concorso, infatti, l’utente dovrà versare una somma variabile tra i 50 ed i 100€, somma che non trova ad oggi una giustificazione coerente all’esborso.
Considerando che, per aumentare le proprie possibilità di impiego, i candidati decideranno di iscriversi a più classi di concorso, la somma potrebbe salire e superare di molto anche i 500 €.
A questi, tra l’altro, si aggiungerà – in caso di ammissione – un’ulteriore costo di quasi 2.500 €, insieme a qualche centinaio di euro che sono destinati all’esame finale.
Il discorso poi raggiunge vette di complicazioni altissime se si parla anche di aspiranti docenti che ambiscono a diventare professori di sostegno. Queste figure dovranno infatti seguire i corsi TFA, ma solo dopo aver conseguito i 60 CFU. Il corso TFA ha un costo davvero incredibile, che se sommato ai costi previsti dai corsi CFU potrebbe addirittura raddoppiare le cifre menzionate sopra.
Critiche al sistema e suggerimenti
Questo specifico sistema di reclutamento basato sui 60 CFU, nel corso del tempo, ha sollevato tantissime critiche. Tra i punti evidenziati dagli utenti poco contenti, ricordiamo dunque la sua complessità, gli effetti discriminatori che potrebbe generare e i costi, che possono raggiungere cifre davvero difficili da raggiungere se si considera l’età media di un aspirante docente.
Non bisogna poi dimenticare un’altra problematica evidente: la sovrapposizione tra i percorsi formativi e i concorsi pubblici. Gli aspiranti docenti, infatti, si troveranno a dover sostenere prove che ripetono contenuti già valutati nell’ambito dei corsi universitari, come le lezioni simulate. Questo elemento, oltre ad apparire ridondante, mette in dubbio l’efficienza del processo di selezione, che non si distingue in maniera davvero particolareggiata per un settore come quello dell’insegnamento.
Altra criticità è rappresentata dal numero limitato di posti disponibili per i corsi da 60 CFU, che di fatto restringe ulteriormente l’accesso alla professione.
Potremmo suggerire qualche modifica utile:
- Aumentare il numero di posti disponibili per un accesso più equo;
- Introdurre borse di studio o agevolazioni per i candidati con difficoltà economiche;
- Eliminare le prove ripetitive nei concorsi, semplificando il percorso;
- Valorizzare l’esperienza sul campo e le competenze trasversali;
- Prevedere percorsi paralleli per la stabilizzazione dei docenti precari.
I 60 CFU nella scuola Italiana sono dunque ormai una parte fondamentale del percorso, ma siamo sicuri che sia tutto rose e fiori?
Giuseppe Titone è un giovane Copywriter e Web Content Writer. A soli 19 anni ha avviato la propria carriera nel mondo digital. Bilingue, con una spiccata passione per la tecnologia e il mondo tech, si occupa della scrittura di contenuti ottimizzati su questo blog.




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