Specializzazione sul sostegno con INDIRE: le contese istituzionali
Il tema della formazione dei docenti di sostegno è un tema che anche noi sentiamo molto vicino, come abbiamo visto in alcuni dei nostri ultimi articoli. Ad oggi torna d’attualità, anche a seguito della pubblicazione, lo scorso 24 aprile 2025, di due decreti volti a regolamentare i percorsi di specializzazione per chi già presta servizio su “posto specifico” o ha conseguito titoli all’estero. La specializzazione sul sostegno è dunque un perno fondamentale della docenza Italiana, ma non mancano i problemi. Abbiamo già parlato dei corsi INDIRE, ma questa è tutt’altra storia.
Nonostante le buone intenzioni, il quadro operativo resta confuso e suscita più dubbi che certezze.
Indice dei contenuti:
I decreti e le loro finalità per la specializzazione sul sostegno
Per capire un po’ meglio la situazione attuale, fare il punto sui decreti in questione è importante.
Il Decreto Ministeriale 75/2025 istituisce percorsi di specializzazione riservati ai docenti con almeno tre anni di servizio su sostegno, anche non consecutivi, maturati nei cinque anni precedenti sullo stesso grado d’istruzione. L’obiettivo dichiarato è valorizzare l’esperienza pratica e garantire a chi già lavora in cattedra il riconoscimento professionale e le competenze didattico‐specialistiche.
Il Decreto Interministeriale 77/2025, invece, riconosce chi ha conseguito all’estero una specializzazione legalmente riconosciuta nel Paese di origine. Il testo stabilisce condizioni precise per l’equipollenza del titolo, incluse verifiche documentali e screening qualitativi.
Più da vicino, vediamo cosa dicono i relativi articoli:
- Art. 6: specializzazione per servizio pregresso: docenti con almeno tre anni di servizio su posto di sostegno (anche non continuativi) negli ultimi cinque anni ottengono un percorso da 36–48 CFU misto (FAD + tirocinio) con tutor dedicato, valorizzando l’esperienza sul campo;
- Art. 7: equipollenza dei titoli esteri: chi ha conseguito all’estero una specializzazione riconosciuta può chiedere l’equipollenza: previa verifica documentale, confronto dei piani di studio e colloquio tecnico‐pedagogico, potrà essere ammesso senza ripetere interamente il corso.
INDIRE Vs Università: chi gestisce l’erogazione dei corsi
Da quando il decreto è stato sancito, tuttavia, non sono arrivati chiarimenti in merito alla situazione.
Al centro della questione troviamo quindi un rapporto di dualismo molto sottile che intercorre tra INDIRE e le Università. Al centro del provvedimento per la specializzazione sul sostegno non si trovano infatti le Università, come molti penserebbero, bensì INDIRE.
La scelta di affidare a INDIRE la quasi totalità dei percorsi di specializzazione finisce per creare un vero e proprio cortocircuito, più che una sinergia formativa concreta.
Da un lato, l’Istituto propone comunque una piattaforma digitale già collaudata e la capacità di erogare corsi a decine di migliaia di docenti; dall’altro, però, questa mole di iscritti rischia di sovraccaricare tutor e infrastrutture, con inevitabili ritardi nelle sessioni in presenza e gestione a macchia di leopardo della qualità didattica. Non bisogna poi dimenticare che INDIRE rappresenta un’infrastruttura terza, non direttamente legata al percorso accademico nazionale.
Nel frattempo, le università vengono relegate a un ruolo di meri “contrattisti”, con un’esigua quota di posti a numero chiuso e senza margini per modellare autonomamente programmi e calendari. Le Università sarebbero in grado di formare fino a 52.000 docenti, anche se la ripartizione parla di soli 1800 posti assegnati agli atenei per la secondaria di secondo grado.
Nel frattempo, il Ministero, pur lamentando l’urgenza di formare rapidamente 80.000 docenti, non stabilisce scadenze certe né istituisce un coordinamento efficace tra le parti.
Cosa succede ora? Il tavolo tecnico
Di fronte all’assegnazione sproporzionata dei posti formativi, i rettori hanno quindi formalizzato una protesta convincente, denunciando come le università vengano escluse dal cuore del processo nonostante la loro comprovata esperienza nell’ambito formativo ed accademico.
Si aprirà perciò un tavolo tecnico, che avrà lo scopo di rivedere il ruolo delle Università nella specializzazione sul sostegno.
Attendiamo per la prossima settimana possibili novità.



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